Isabella Borrelli

Isabella Borrelli, strategist & PR @ Latte Creative, attivista femminista intersezionale e LGBT+

Isabella Borrelli (1989) è un’attivista femminista intersezionale e LGBT+. Strategist specializzata in advocacy per Latte Creative, agenzia di comunicazione per istituzioni e organizzazioni. Assistente di cattedra e cultrice della materia per la cattedra di Gender Politics 2020/21 della professoressa Emiliana de Blasio alla LUISS Guido Carli. Scrive per il quotidiano nazionale Domani nella sezione Voci e Period off di Corinna de Cesare su tematiche femministe e LGBT+. Nel 2021 co-fonda Period Think Tank, think tank transfemminista che si occupa di advocacy e data, docente e speaker motivazionale.

    17.30 - 17.50

    Sala 2

    Il mio mondo esiste già - creare il cambiamento a partire dai feed dei social

    Il mio coming out familiare è stato apparentemente privo di traumi. I miei genitori hanno accolto le mie parole con tranquillità dicendomi che poi ne avremmo parlato, che poi si sarebbe visto. Di fatto mi stavano dicenco che invece in quel momento non ne volevano parlare e non volevano vedere. Ero invisibile, quello che allora credevo fosse - in tutti gli ambienti che frequentavo come scuola e palestra - il mio superpotere. Anzi, lo speravo poiché pur di sottrarmi al bullismo io speravo di essere invisibile. L’unica vera discussione con mio padre sul fatto di essere bisessuale e queer fu una frase detta un venerdì pomeriggio “il tuo mondo non esiste e perciò dovrai costruirtelo”. Direi che è stato allora che ho deciso che l’avrei costruito, che sarei diventata un’attivista. Da lì è iniziato un percorso di attivismo territoriale, di studio e di advocacy online. Soprattutto quest’ultimo aspetto, l’attivismo attraverso i feed dei social, si è rivelato piuttosto potente nell’ultimo anno: in giro per il mondo idee e parole su account social di persone che non hanno mai avuto accesso prima a piattaforme che ne amplificassero la voce stanno cambiando il mondo. Ed è stato così che ho scoperto che no, il “mio” mondo non andava costruito. Il mondo femminista e queer esiste già. Il “mio” mondo andava reso visibile. Un grande compito per una ragazza che voleva essere invisibile.